100 metri dal paradiso

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  • Sinossi:

    Accettare un’impresa folle. Portare avanti un progetto visionario... 

    Monsignor Angelo Paolini è uno spirito illuminato, profondamente convinto che la Chiesa debba ‘aggiornare’ il suo linguaggio per poter continuare a testimoniare la parola di Dio al mondo. 
    Mario Guarrazzi, suo caro amico d’infanzia, è invece un ex centometrista che, nella sua carriera, ha vinto tutto tranne la cosa più importante: le Olimpiadi. Un cruccio che ha segnato la sua vita e dal quale cerca riscatto attraverso suo figlio Tommaso, anch’egli ottimo velocista.
    La sua speranza si spegne, però, quando Tommaso gli rivela di non poter andare ai Giochi perché intende farsi frate.
    Per Mario è il tracollo! 
    A ridargli speranza, paradossalmente, è proprio un’idea di Angelo che pensa di poter risolvere le proprie necessità e quelle dell’amico attraverso un progetto a dir poco sconcertante: mettere su la Nazionale Olimpica del Vaticano e partecipare alle Olimpiadi di Londra 2012. 
    L’idea, apprezzata dal Segretario di Stato, viene però bocciata dal diretto superiore di Paolini, Sua Eminenza Higgins, espressione dell’ala più tradizionalista della Chiesa. 
    L’unico modo per andare avanti è quello di ‘aggirare’ l’ostacolo e organizzare una stangata ai danni delle gerarchie ecclesiastiche. 
    Inizia così la seconda fase del folle progetto. Reperire tra i religiosi di tutto il mondo ex sportivi da affiancare a Tommaso per costruire la squadra del Vaticano. 
     
    È il 27 Luglio 2012.
    All’apertura della XXX Olimpiade c’è, straordinariamente, anche la Nazionale del Vaticano...

  • Genere: commedia
  • Regia: Raffaele Verzillo
  • Titolo Originale: 100 metri dal paradiso
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Produzione: Scripta S.r.l. con Rai Cinema
  • Data di uscita al cinema: 11 maggio 2012
  • Durata: ‘95
  • Sceneggiatura: Pier Francesco Corona, Salvatore De Mola, Raffaele Verzillo
  • Direttore della Fotografia: Blasco Giurato
  • Montaggio: Valentina Mariani
  • Scenografia: Sergio Tribastone
  • Costumi: Claudio Cordaro
  • Attori: Domenico Fortunato, Jordi Mollà, Giulia Bevilacqua, Giorgio Colangeli
  • Destinatari: Scuole di ogni Ordine e Grado
  • Approfondimenti:

    Intervista a Raffaele Verzillo, regista e sceneggiatore
    L’idea alla base del film è talmente affascinante e singolare, che viene da chiedersi se abbia qualche fondamento nella realtà…
    Nessun riferimento a fatti reali. Il soggetto nasce un po’ per caso, insieme a Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola, abbiamo individuato nella moda, nello sport e nella Chiesa i tre elementi che maggiormente si prestavano ai toni di una commedia. Abbiamo inventato un Monsignore un po’ folle che, pur di rinnovare i metodi di diffusione della parola di Dio, finisce per imbarcarsi nell’avventura della Nazionale Olimpica del Vaticano!

    C’è stato qualche coinvolgimento da parte di membri ecclesiastici?
    Avevamo bisogno di utilizzare le divise e la bandiera del Vaticano. Una volta scritto il soggetto, ci siamo rivolti al Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, per farglielo esaminare. Ci hanno sempre lasciati liberissimi di scrivere, chiedendoci solo di porre attenzione a non andare contro la morale della Chiesa. Don Franco Camaldo, che è il cerimoniere papale, è stato uno dei nostri consulenti d’eccezione, così come Don Giulio Della Vite e molti altri che abbiamo ringraziato nei titoli di coda del film. Inizialmente, ero timoroso di toccare qualche tasto delicato, ma ho riscontrato, al contrario, grande attenzione al tema della comunicazione da parte di tutti. 

    Come si conciliano religione e sport?
    Lo sport è anche un atto spirituale, ti consente di confrontarti con l’avversario, ma soprattutto con te stesso. L’ansia dettata da questo confronto rende inevitabile la ricerca di un elemento al quale aggrapparsi, a seconda del proprio credo religioso. Per i cattolici, il riferimento è inevitabilmente Dio.

    La storia è ricca di buoni sentimenti e alterna temi sacri a gag dissacranti, senza mai scivolare nel volgare. Come sei riuscito a mantenere questo equilibrio?
    La realizzazione di un film “clericale” avrebbe segnato il fallimento del tema portante della storia: la comunicazione. In fase di scrittura, abbiamo badato a non commettere errori che avrebbero tagliato fuori il pubblico laico e ateo. Inoltre, avremmo fatto un danno anche ai cattolici, perché non avremmo illustrato in maniera completa la nostra idea. Abbiamo, quindi, messo Paolini in confronto con gli altri due protagonisti: da un lato la sorella, che ha quasi odiato la sua scelta di prendere i voti, e dall’altro il suo migliore amico, con cui si rapporta come il diavolo con l’acquasanta. 
    Sul set, tutti gli attori mi hanno aiutato a tirare fuori, dai rispettivi personaggi, più il carattere dell’uomo che quello del prete.

    Dopo il tuo esordio con un film drammatico, perché hai deciso di fare una commedia?
    Quando ho fatto “Animanera”, in molti, che mi conoscono bene, si sono stupiti perché mi ritenevano più portato per storie leggere. In realtà, ho sempre avuto un po’ paura della commedia, un genere difficile, che, al contrario di altri, non consente vie di fuga: funziona o non funziona. Poi, ho avuto l’opportunità di avvicinarla grazie alla fiction “Un medico in famiglia”, mi ci sono sentito bene e ho deciso di provare con un progetto cinematografico.

    Come hai lavorato sul cast?
    Insieme a Rita Forzano, responsabile del casting, abbiamo cercato di porre più l’accento sui protagonisti della storia e meno su attori di richiamo per il pubblico. Essendo il soggetto così atipico, avrei rischiato che un attore eccessivamente famoso soffocasse il suo personaggio, rendendo il racconto poco credibile.
    La scelta di Domenico Fortunato per Monsignor Paolini l’ho fatta in relazione ad una precisa corrispondenza fisica e alla sua grande versatilità come interprete. Per Guarrazzi ho voluto un attore straniero, Jordi Mollà, in linea con la politica di Scripta, che ha prodotto il film e punta su opere italiane con forte spendibilità estera.

    Fortunato, tra l’altro, aveva anche interpretato un piccolo ruolo in “Animanera”.
    Quando scrivevamo il personaggio di Paolini, conoscendo personalmente Domenico, abbiamo pensato a lui perché ha tutte le doti del grande comunicatore. Questo è il suo primo ruolo da protagonista al cinema e sono soddisfattissimo del suo lavoro.

    Non da meno Jordi Mollà, che ha un feeling perfetto sia con Fortunato sia con Giulia Bevilacqua.
    Sebbene sia stato doppiato da Stefano Benassi, Mollà, che è un attore di talento ed esperienza internazionale, ha voluto recitare nella nostra lingua, perché la commedia è giocata su ritmi legati proprio alle battute e, dialogando in spagnolo con gli altri, aveva paura di metterli in difficoltà.
    Giulia Bevilacqua è stata davvero una bella scoperta, è bravissima e, oltre a essere molto bella, è pure ironica, quindi perfetta per la commedia. 
    Anche Giorgio Colangeli, che per me è uno dei migliori attori italiani, qui ha potuto esprimere tutto il suo talento comico, fino ad ora poco sfruttato al cinema.

    C’è qualche atleta vero tra quelli che appaiono sullo schermo?
    Frate Thorvald è interpretato dal wrestler austriaco Christoph Raaber che, a dispetto del suo nome d’arte, ‘BambiKiller’, è un ragazzo di grande simpatia e disponibilità. Suor Adele è Chiara Rosa, primatista italiana di lancio del peso, tra le prime otto al mondo nella sua disciplina. Lucas Lanthaler, decatleta nel giro della nazionale, è la guardia svizzera che si cimenta nel salto in alto. Tutti gli altri attori hanno avuto esperienze con qualche disciplina sportiva; l’unico per il quale abbiamo utilizzato una controfigura nelle scene in cui tira di scherma è Gennaro Silvestro.

    Avete avuto anche il supporto di qualche istituzione sportiva?
    Il CONI si è messo completamente a disposizione. Ci hanno concesso gratuitamente l’utilizzo delle strutture e una serie di consulenti per la scherma, l’atletica, il peso… Tutti hanno accolto l’idea del film con simpatia.

    La storia si muove tra l’Italia, le Missioni dove vengono reclutati i sacerdoti atleti (Brasile, Africa, Colombia…) e Città del Vaticano. Quante di queste location sono reali?
    Il Vaticano è totalmente inaccessibile per girare fiction, gli unici permessi li concedono ai documentaristi. Ci siamo quindi trovati di fronte alla difficoltà di ricostruire tutto altrove.
    Il produttore esecutivo, Raffaele Veneruso e lo scenografo, Sergio Tribastone, mi hanno suggerito di visitare la Puglia. A Bari abbiamo trovato l’antico edificio della Provincia, l’Università degli Studi e Palazzo Fizzarotti. Grazie al supporto dell’Apulia Film Commission, abbiamo poi individuato altre location per le Missioni, mentre tutti gli esterni sono girati a Roma.

    Il lavoro più complesso è stato sugli ambienti interni al Vaticano?
    Li avevo visitati più volte prima del film, e la mia idea era quella di ricostruire stanze non troppo pompose. L’unico luogo dove ci siamo lasciati “andare” un po’ di più è stata la zona del Segretario di Stato – il Cardinal Rosati, interpretato da Mariano Rigillo – dandogli un tono più ricco.
    Alla fine, gli stessi consulenti vaticani ci hanno fatto i complimenti per la semplicità e il realismo delle scenografie. 

    C’è stato bisogno di interventi digitali?
    Le nuove tecnologie offrono infinite possibilità espressive. “100 metri dal Paradiso” è tra i film italiani di quest’anno con il maggior numero di interventi digitali. Sono presenti 125 sequenze rielaborate al computer, anche con l’utilizzo di effetti 3D.
    Per esempio, il campo di allenamento degli atleti è, in realtà, lo stadio delle terme di Caracalla, abbiamo quindi dovuto sostituire tutto il fondale per farlo sembrare all’interno della Città Vaticana.
    Ci tengo anche a sottolineare l’ottimo lavoro fatto sulla fotografia dal grande maestro Blasco Giurato, della cui collaborazione al film sono onorato.


    LE OLIMPIADI
    La storia delle Olimpiadi é antichissima. Re IFITO dell'Elide, sconfitti i Piasti e impadronitosi di un vasto territorio (l'Elide) comprendente il distretto di Pisa, dove qui poi sorgerà OLIMPIA, decise di celebrare la vittoria facendo disputare una competizione sportiva.   
    Era l'anno 776 a.C., ed ebbero così luogo i primi Giochi, imperniati su una sola gara, la corsa, vinta da un certo Coroibo sulla distanza di uno stadio, pari a 192,27 m.. Una leggenda narra che corrisponderebbe questa a 600 orme (misura) del piede di Ercole, o, forse, alle stesse orme (misura) del piede di Ifito.  (misura è un etimo che significa anche piede; ma è un termine usato anche nella metrica della poesia greca-latina) che corrisponde a circa 0,32 m. (non lontana dal foot inglese).
    Questi Giochi si svolsero e si rivelarono un grande successo, con grande partecipazione di pubblico. A grande richiesta furono non solo ripetuti ma si aggiunsero altre prove; quella della corsa dei carri e dei cavalli, del disco, del giavellotto, delsalto in alto e lungo, del pentathlon (che premiava l'atleta più completo nelle cinque discipline sportive più seguite) e infine della lotta e del pugilato.
    Fino al 472 a.C. si svolgevano nell'arco di un giorno e i partecipanti provenivano dalle zone circostanti l'Elide (Arcadia, Laconia, Argolide, Acaia, Messenia); poi la durata dei Giochi fu portata a cinque giorni e furono organizzate, prima in una dimensione regionale peloponnesiaca, poi in una molto più vasta, di risonanza panellenica. Appositi araldi percorrevano grandi città d'altre regioni, anche lontane, per annunciare l'imminente svolgimento dei giochi. 
    Con tale attività promozionale e la risonanza che i Giochi andavano assumendo, per i preparativi e lo svolgimento, la manifestazione iniziò a coinvolgere molte persone e a interessare Principi, Re e governanti di altri Stati. Anzi, quando iniziarono a partecipare loro stessi alle gare, la vittoria in una disciplina iniziò a diventare un fatto nazionale, quindi politico che coinvolgeva il prestigio del Paese con il tifo "nazionalistico" dell'intera popolazione.
     Diventata dunque famosa come manifestazione delle Olimpiadi iniziarono ad interessarsene anche i poeti, i letterati, i musicanti che componevano inni ad esse dedicati, poi a coinvolgere i sacerdoti che inauguravano e chiudevano, con sfarzose celebrazioni religiose, sia quando iniziavano i Giochi, dove c'era il solenne  rito del giuramento degli atleti e dei giudici, sia quando terminavano, ringraziando con i riti e i sacrifici le divinità.
    Per onorare i vincitori si componevano e si declamavano versi. L'attenzione degli organizzatori cadde anche nella scelta delle composizione di questi encomi solenni. 
    Due curiosità. Non era permesso alle donne non solo di partecipare, ma nemmeno di assistere ai Giochi. Cinisca, nobile sorella di Agesilao re di Sparta, fu la prima donna (facendo cambiare i regolamenti) che diede il primo esempio nel parteciparvi e anche con successo; guadagnò la vittoria nel corso dei carri tirati da quattro cavalli nel 376 a.C. 
    Quanto ai fanciulli, nelle prime edizioni era esclusa la loro partecipazione fino al 632 a.C., poi alla XXXVII edizione vi furono ammessi, partecipando alle discipline tipicamente atletiche, escludendoli da quelle cruente da, quelle che richiedevano grande perizia, come la corsa dei cavalli e dei carri - la più spettacolare e pericolosa - e dalle corse dette oplitiche che si svolgevano con gli atleti rivestiti con le armature di guerra. Del resto, coinvolgendo nel tifo, prima le città poi anche i governi, come fatto sociale e culturale, erano nate nel frattempo numerose palestre con istruttori, costruite e pagati  con i soldi dello Stato; quindi, fin dalla giovane età, i fanciulli erano coinvolti in quel prestigio che i Giochi apportavano. 
    Questo risvolto nazionalistico non era solo un beneficio - diremmo oggi  solo di "immagine"  politica  - ma era semmai l'aspetto sociale, il fatto più importante e sostanziale da apprezzare e valutare;  fu dunque preso in grande considerazione. La valutazione di una realtà oggettiva che era la stessa di quando, nel 1892, alla Sorbona Pierre De Coubertin sostenne la sua tesi pedagogica. Ripropose lo sport e i giochi per l'educazione, affermando che, in una società che stava andando verso la degenerazione, questa era il miglior rimedio contro i pericoli del sedentarismo, della pigrizia mentale e fisica dei giovani, lasciati allo sbando.
    Nel 700 a.C., in Grecia, i problemi erano gli stessi, proprio identici. Due regioni, pur vicine camminavano dentro la storia in un modo diverso. Nell'arco di un secolo i mutamenti nell'Attica (Atene) furono sconvolgenti. L'evoluzione in campo culturale con la diffusione della scrittura, furono pari se non superiori alla trasformazione della società del nostro '900 in Europa, mutando l'aspetto culturale, economico, demografico e urbanistico delle città. 
    L'aristocrazia terriera-guerriera (Sparta) perse a poco a poco il suo prestigio allorché all'attività agricola si affiancarono gradatamente la produzione artigianale e il commercio. Si formò così una "borghesia" industriale e mercantile che offuscherà il carattere eroico degli antichi signori che fondavano il loro prestigio solo sulla supremazia militare, in quanto erano  gli unici - possedendo terre - che potessero mantenere cavalli e uomini da combattimento. Con le prime riforme ad Atene nacquero i governi democratici e nella sua lotta, il popolo trovò, a volte, alcuni nobili, passati dalla loro parte, i quali lo guidarono assumendosi, insieme alla responsabilità dell'azione, anche il potere di attuarla.  Sparta (Peloponneso), invece volle rinchiudersi nel suo conservatorismo, mantenendo intatto il carattere guerriero e rude, con la sua vecchia costituzione aristocratica oligarchica, e seguitò a conservare (peggio, a obbligare) i giovani fin dalla nascita all'esercizio delle armi, secondo una   disciplina ferrea (abiti, cibi, giacigli, rozzi per temprare il fisico e il carattere, ma scarsa o del tutto inesistente l'istruzione nelle lettere) ma venne poi a trovarsi in difficoltà quando dovette affrontare il primo grande nemico comune della Grecia: la Persia.  Si vide allora contrariamente alle aspettative,   l'affermazione di Atene, dove l'intelligenza e l'abnegazione di un popolo "nuovo",  unito,   compensarono, in abbondanza, la mancanza della forza bruta che invece Sparta ostentava. Nel 490   con Milziade e Temistocle gli Ateniesi, pur uniti virtualmente agli Spartani, nella grande prova decisiva contro i Persiani dovettero rinunciare al loro aiuto e far da soli, perché da due secoli gli Spartani, pur apparentemente uniti, non avevano una coscienza nazionale, erano rimasti all'organizzazione culturale e politica del gregge (al "credere, obbedire, combattere") guidato da un capo branco arcaico.
    L'altra curiosità nei Giochi antichi era la sfida "dilettantistica"; ma gli sponsor non mancavano e non era assente la corruzione. La mercede e il lucro, cioè la mercificazione c'era e vi dimorava assai; servirsi delle insegne dello sport per scopi personali ed elettorali, anche questa era una deplorevole realtà nel costume greco e poi in quello romano. I Giochi interessarono sia la politica sia  l'ambizione di qualche arricchito. La prima complicò i meccanismi con la sua organizzazione sempre più burocratica, mentre i secondi, per i propri interessi mercificarono i Giochi e gli atleti.
    Ai Giochi, gli atleti fino al giorno prima nella loro città o nel loro Paese erano degli anonimi personaggi; dopo la vittoria, ritornando al loro paese come campioni di questo o quell'altro sport, la fama (diremmo oggi nazionalpopolare)  di cui godevano tra la plebe, li portava (venivano abilmente strumentalizzati dal furbo politico di turno) ad assumere cariche cittadine prestigiose, spesso con il rammarico, il disgusto e il disprezzo  di uomini molto più dotti, capaci e votati - nella stessa città - alla politica  da una vita. 
    I GIOCHI dal 776 a.C., ogni 4 anni, per 1172 anni vennero celebrati in continuazione,  per un totale di 294 edizioni. Fu l'Imperatore Teodosio che nel 396 d.C. li soppresse, perché  i Giochi e tutte quelle manifestazioni, prima durante e dopo che seguivano (riti, balli, e feste di ogni genere, ma anche fiorenti palestre dove tutto l'anno si allenavano gli aspiranti neo campioni) vennero da lui considerate tutte pagani compresa la danza, la musica e il poetare.
    I Giochi rinacquero nel 1896 per iniziativa del barone parigino PIERRE FREDI DE COUBERTIN  (Un primo, sfortunato tentativo, era stato promosso dal mecenate greco Zapas nel 1859, ma non fu coronato da successo). 
    DE COUBERTIN non era un uomo qualunque, ma un grande umanista fortemente impegnato a risolvere i problemi sociali del tempo (molto inquieti),  sensibile soprattutto - lui pedagogista all'Accademia di Francia - a quelli giovanili. Abbandonò il prestigioso insegnamento e si dedicò interamente all'educazione sportiva, sostenendo che lo sport era il miglior rimedio contro i pericoli di corruzione, sedentarismo, depravazione, pigrizia mentale e fisica dei giovani. 
    Il 25 novembre del 1894 intervenne alla Sorbona, in un Congresso internazionale di organizzazioni sportive convocato a Parigi. Il suo discorso  conquistò i rappresentanti delle 12 nazioni intervenute  che votarono, all'unanimità, la rinascita delle Olimpiadi. Costituirono il Comitato Internazionale Olimpico (CIO), e la prima manifestazione fu deciso si sarebbe svolta ad Atene.
    Ai primi giochi di Atene del 1896 erano presenti 13 nazioni e 245 concorrenti. Nove le discipline sportive: atletica, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro. In realtà erano state programmate anche gare di canottaggio e di vela ma non vennero svolte a causa del cattivo tempo.
    Nel 1904 fu la volta delle Olimpiadi di St. Louis (dal 14 maggio al 18 novembre) caratterizzate da una abnorme proliferazione di gare (390, ma solo 58 quelle ufficiali). Un’edizione non ufficiale dei giochi ebbe luogo nel 1906 ad Atene per celebrare il decimo anniversario della restaurazione delle   gare olimpiche. I giochi del 1908, assegnati in un primo tempo a Roma, furono poi spostati a Londra per l'impossibilità del Comitato Olimpico Italiano di organizzarli. Il programma a Londra si allargò fino a 21 sport, il successo fu notevole: più di 2000 concorrenti, di cui 36 donne, per 22 Paesi.
    Seguirono quelle di Stoccolma nel 1912.  Nel 1916 i giochi che avrebbero dovuto svolgersi a Berlino non furono disputati per la guerra. Ripresero ad Anversa nel 1920 e a questi (fra le tante punizioni legate alla guerra e alla sconfitta) la Germania non fu invitata.  Nel 1924 a Parigi concorsero 300 atleti fra cui 136 donne, in 19 sport. Ad Amsterdam nel 1928 la Germania fu riammessa alle Olimpiadi e fu introdotta la simbolica fiaccola olimpica e la durata dei giochi fu limitata a 2 settimane. Le Olimpiadi Los Angeles del 1932 videro, per la prima volta, molti atleti di colore nelle prove di atletica. E proprio un atleta americano di colore Jesse Owens, vincendo 4 medaglie d'oro, fu il grande protagonista dei successivi giochi di Berlino (1936).  Helsinki si offrì di ospitare le Olimpiadi del 1940 che, però, purtroppo non furono disputate per la guerra; e non ci furono nemmeno quelle del 1944 che si sarebbero dovute svolgere a Londra, che si svolsero, poi, nel 1948.
    Elenchiamo di seguito le date e i luoghi dove si sono svolte le Olimpiadi dal 1986 al 2012:

    • 1986 Giochi della I Olimpiade Atene Grecia
    • 1900 Giochi della II Olimpiade Parigi Francia
    • 1904 Giochi della III Olimpiade St. Luis Stati Uniti d’America
    • 1906 Giochi Olimpici intermedi Atene Grecia
    • 1908 Giochi della IV Olimpiade Londra Regno Unito
    • 1912 Giochi della V Olimpiade Stoccolma Svezia
    • 1916 Giochi della VI Olimpiade Berlino Impero tedesco
    • - i giochi della VI Olimpiade non furono disputati a causa della prima guerra mondiale
    • 1920 Giochi della VII Olimpiade Anversa Belgio
    • 1924 Giochi della VIII Olimpiade Parigi Francia
    • 1928 Giochi della IX Olimpiade Amsterdam Paesi Bassi
    • 1932 Giochi della X Olimpiade Los Angeles Stati Uniti d’America
    • 1936 Giochi della XI Olimpiade Berlino Germania nazista
    • 1940 Giochi della XII Olimpiade Tokyo Giappone
    • 1944 Giochi della XIII Olimpiade Londra Regno Unito
    • 1948 Giochi della XIV Olimpiade Londra Regno Unito
    • 1952 Giochi della XV Olimpiade Helsinki Finlandia
    • 1956 Giochi della XVI Olimpiade Melbourne Australia
    • 1960 Giochi della XVII Olimpiade Roma Italia
    • 1964 Giochi della XVIII Olimpiade Toko Giappone
    • 1968 Giochi della XIX Olimpiade Città del Messico Messico
    • 1972 Giochi della XX Olimpiade Monaco di Baviera Germania Ovest
    • - durante le Olimpiadi del 1972 venne compiuto l’attacco terroristico contro gli atleti israeliani
    • 1976 Giochi della XXI Olimpiade Montreal Canada
    • 1980 Giochi della XXII Olimpiade Mosca Unione Sovietica
    • - ai giochi Olimpici di Mosca molti Stati non parteciparono perché in disaccordo con la politica sovietica
    • 1984 Giochi della XXIII Olimpiade Los Angeles Stati Uniti d’America
    • 1988 Giochi della XXIV Olimpiade Seoul Corea del Sud
    • 1992 Giochi della XXV Olimpiade Barcellona Spagna
    • 1996 Giochi della XXVI Olimpiade Atlanta Stati Uniti d’America
    • 2000 Giochi della XXV Olimpiade Sydney Australia
    • 2004 Giochi della XXVI Olimpiade Atene Grecia
    • 2008 Giochi della XXVII Olimpiade Pechino Cina
    • 2012 Giochi della XXVIII Olimpiade Londra Regno Unito

    Con la ripresa dei giochi nel 1896, come abbiamo già scritto, era nato anche il CIO, di cui Pierre De Coubertin fu il fondatore nonché il primo presidente. E' l'organismo cui compete la direzione del movimento olimpico e la regolamentazione dei giochi nel mondo intero, la scelta delle città che organizzano quadriennalmente i giochi, l'approntamento e l'aggiornamento dei programmi di gare. Il CIO ha sede a Losanna. Ad esso aderiscono 26 federazioni internazionali, in rappresentanza di altrettanti sport olimpici, più oltre 6 federazioni riconosciute, i cui sport non fanno peraltro parte del programma dei giochi.
    De Coubertin rilanciando l'idea, nel suo discorso alla Sorbona fra l'altro disse "......I Giochi  sono la sede ideale di puro agonismo, di incontro fraterno tra tutti i popoli. IL LIBERO SCAMBIO DEL FUTURO, consisterà nell'invio dei nostri atleti in tutti i Paesi del mondo dove verranno   organizzate gare...... Il giorno in cui questo libero scambio sarà accettato dall'Europa e dal mondo, un grande passo sarà stato fatto per la causa della pace".
    "Sport" è un termine inglese il cui attuale significato risale alla seconda metà del XIX secolo. Indica propriamente "divertimento". La parola ha origine dal francese antico "desport" e cioè "disporto, svago".
    Altra curiosità: L'emblema olimpico è costituito da 5 anelli rappresentanti i cinque continenti ( blu: Europa, giallo: Asia, nero: Africa, verde: Oceania; rosso: America ), e dal motto: " Citius, Altius, Fortius ".
    La bandiera olimpica, bianca, recante gli anelli e il motto, è stata adottata, per la prima volta, ai giochi di Anversa nel 1920.


  • Spunti di Riflessione:

    di L.D.F.

    1. I giochi olimpici iniziarono nel 776 a.C. e nella prima edizione erano imperniati su una sola gara: la corsa. Quanto il ricordo di Maratona (490 a.C.), della sua battaglia e del messaggero che ne portò notizia ad Atene secoli dopo (490 a.C.) aumentò l’importanza delle gare della corsa rispetto alle altre gare? Effettuate ricerche sullo scontro di Maratona, tra chi avvenne e come si concluse e quanto il ricordo di Maratona era legato alla battaglia delle Termopoli?
    2. I giochi olimpici erano gare ginniche e, quindi praticate esclusivamente da giovani. Visto il grande interesse che tutti i greci, a qualsiasi città appartenessero, avevano per questi giochi si può affermare che non solo alle Olimpiadi ma in tutta l’Ellade si desse molta importanza all’educazione e alla formazione della gioventù che, comunque, doveva essere preparata nella mente e nel fisico per poter aspirare alla vittoria?
    3. Durante tutto il periodo dei giochi, nell’antica Grecia, si interrompevano le guerre che opponevano città a città e i capi di queste partecipavano, come ospiti, alle Olimpiadi. Quanto questi momenti di pace e di incontro servivano anche a risolvere situazioni politiche che altrimenti sarebbero state di difficile soluzione?
    4. Quante erano (a parte la prima Olimpiade) le discipline che venivano praticate durante i Giochi nell’antica Grecia e quante sono quelle praticate oggi? Effettuate ricerche in merito.
    5. Tra i giochi olimpici nell’Ellade aveva grande successo il pancrazio, disciplina legata alla lotta ma diversa da essa. Che tipo di sport era il pancrazio e perché e da chi, in seguito, è stato eliminato?
    6. I vincitori dei giochi, quando tornavano nelle loro città, erano considerati da tutti come semidei, avevano grande successo con le donne e potevano chiedere agli uomini qualsiasi cosa volessero. Non vi fa pensare, quanto scritto sopra, alla situazione, a Roma, dei gladiatori vittoriosi che, dopo tanti scontri combattuti e vinti, da schiavi diventavano uomini liberi, amati dalle matrone e invidiati da nobili e plebei?
    7. Nati nel 776 a.C. e ripetuti ogni quattro anni per 1172 anni le Olimpiadi vennero soppresse nel 376 d.C.. Chi fu l’imperatore romano che li soppresse e quanto influì il fatto che egli professasse la religione cristiana al punto che nel 375… Effettuate ricerche in merito.
    8. Chi fu colui che, nel 1896, riuscì a far rivivere l’antico mito di Olimpia?
    9. Le nuove Olimpiadi, come quelle dell’antica Grecia, fermarono oppure no le guerre tra i popoli?
    10. Nell’elenco allegato sono state scritte in ordine temporale con sede e date tutte le nuove Olimpiadi e tra queste ne citiamo tre legate a nomi di grandi atleti e una in cui avvenne una grande tragedia che macchiò di sangue innocente i campi di Olimpia a Monaco di Baviera nel 1972. Le tre edizioni di cui abbiamo scritto (prima di Monaco) sono: 1908 Londra legata al nome di Dorando Petri (ITALIA); 1936 Berlino legata al nome di Jesse Owens (USA); 1960 Roma legata al nome di Pietro Mennea (ITALIA). Effettuate ricerche in merito alla situazione che si creò a Monaco e alle imprese dei tre atleti succitati.
    11. Quale sentimento (e nei riguardi di chi) spinge don Paolini a tentare di organizzare una squadra di atleti del Vaticano per le Olimpiadi di Londra 2012?
    12. Secondo voi ha ragione don Paolini quando sostiene che qualsiasi strada è giusta per diffondere la parola di Dio?
    13. Chi e perché dentro le Mura Vaticane, si oppone al progetto della squadra olimpica della Chiesa romana?
    14. Come don Paolini riesce a raggiungere il suo scopo? E chi e perché, tra gli alti prelati vaticani, lo aiuta?
    15. Quanto, nella scelta di don Paolini pesa il grande dispiacere del suo amico d’infanzia Mario Guarrazzi che, ex centometrista, non è mai riuscito ad arrivare alle Olimpiadi e conta su suo figlio Tommaso anche lui velocissimo ma… cosa accade? 
    16. Secondo voi è giusto che un padre trasferisca le sue aspirazioni su un figlio o sarebbe più giusto che ogni ragazzo non fosse condizionato dalle scelte paterne?
    17. Si può definire Mario un ex campione che cerca di riscattare un proprio fallimento?
    18. Mario accetta malvolentieri la scelta del figlio Tommaso di diventare sacerdote per l’idea in se o perché aveva puntato troppo sul figlio atleta che gli ricordava le sue speranze e la sua giovinezza?
    19. Alla fine don Paolini riesce a formare la “sua” squadra olimpica (con Tommaso abilitato a partecipare) e parte per Londra. Questa squadra simpatica e curiosa alla quale partecipano anche atleti veri, non vi sembra una sorta di Armata Brancaleone che fa pensare all’omonimo grande film di Mario Monicelli del lontano 1966 che avrete sicuramente visto, anche se solo in televisione?

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