Io sono lì
Additional Info
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Sinossi:
Shun Li lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere i documenti e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola cittàisola della laguna veneta per lavorare come barista in un’osteria.
Bepi, pescatore di origini slave, soprannominato dagli amici “il Poeta”, da anni frequenta quella piccola osteria. Il loro incontro è una fuga poetica dalla solitudine, un dialogo silenzioso tra culture diverse, ma non più lontane.
È un viaggio nel cuore profondo di una laguna, che sa essere madre e culla di identità mai immobili. Ma l’amicizia tra Shun Li e Bepi turba le due comunità, quella cinese e quella chioggiotta, che ostacolano questo nuovo viaggio, di cui forse hanno semplicemente ancora troppa paura.
- Genere: drammatico
- Regia: Andrea Segre
- Titolo Originale: Io sono Li
- Distribuzione: Parthenos srl
- Produzione: Jolefilm con Aeternam Films in collaborazione con Rai Cinema e Arte Cinema
- Data di uscita al cinema: 23 settembre 2011
- Durata: 1h e 36 min
- Sceneggiatura: Marco Pettenello, Andrea Segre
- Direttore della Fotografia: Luca Bigazzi
- Montaggio: Sara Zavarise
- Scenografia: Leonardo Scarpa
- Costumi: Maria Rita Barbera
- Attori: Zhao Tao, Rade Sherbedgia, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston
- Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
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Approfondimenti:
Note di regia
L’idea del film nasce da due esigenze: da una parte la necessità di trovare in una storia, allo stesso tempo realistica e metaforica, il modo per parlare del rapporto tra individuo e identità culturale, in un mondo che sempre più tende a creare occasioni di contaminazione e di crisi identitaria; dall’altra la voglia di raccontare due luoghi importanti per la mia vita e molto emblematici nell’Italia di oggi: le periferie multietniche di Roma e il Veneto, una regione che ha avuto una crescita economica rapidissima, passando in pochissimo tempo da terra di emigrazione a terra di immigrazione. In particolare, Chioggia, piccola città di laguna con una grande identità sociale e territoriale, è lo spazio perfetto per raccontare con ancora più evidenza questo processo. Ricordo ancora il mio incontro con una donna che potrebbe essere Shun Li. Era in una tipica osteria veneta, frequentata dai pescatori del luogo da generazioni. Il ricordo di questo volto di donna così estraneo e straniero a questi luoghi ricoperti dalla patina del tempo e dell’abitudine, non mi ha più lasciato. C’era qualcosa di onirico nella sua presenza. Il suo passato, la sua storia, gli spunti per il racconto nascevano guardandola. Quale genere di rapporti avrebbe potuto instaurare in una regione come la mia, così poco abituata ai cambiamenti? Sono partito da questa domanda per cercare di immaginare la sua vita. Io sono Li è anche un punto di sintesi del mio percorso registico nell’ambito del cinema-documentario, attraverso cui mi sono occupato negli ultimi dieci anni principalmente di due temi: le migrazioni verso l’Europa (A metà, A sud di Lampedusa, Come un uomo sulla terra, Il sangue verde) e il territorio sociale e geografico del Veneto (Marghera Canale Nord, Pescatori a Chioggia e La mal’ombra). Le varie esperienze di regia con il cinema documentario mi hanno permesso di apprezzare il racconto non solo del reale, ma anche nel reale, aiutandomi a capire come con esso sia possibile scoprire la dimensione intima e profondamente umana della realtà, anche di tematiche urgenti ed attuali della società odierna. In Io sono Li ho voluto rispettare modi e stili conosciuti nel cinema-documentario, lavorando anche con attori non professionisti e scegliendo sempre location del mondo reale. Al tempo stesso la precisione e la sottigliezza del linguaggio cinematografico orientale e di alcuni importanti esempi del cinema indipendente internazionale sono state tracce importanti per riuscire a raccontare le atmosfere e i luoghi che ho scelto per questo film.
Note di produzione
Avevo collaborato con Andrea Segre per il suo documentario La mal’ombra e poi di nuovo con Il sangue verde, lo conoscevo e c’era un rapporto di stima. Riuscire a realizzare, insieme, un film di lungometraggio che raccontasse il presente e le urgenze del nostro territorio, fondendo il linguaggio del documentario con una visione più cinematografica, era una sfida che sentivo molto vicina al percorso che stavamo compiendo con la nostra società. La forza della storia, della sua protagonista, la dimensione onirica ma al tempo stesso radicata nel mondo reale, la commistione di elementi locali con l’apertura verso l’oriente, la bellezza e la potenza narrativa di luoghi che ben conoscevo, mi hanno convinto che era un’avventura da intraprendere senza esitazioni.
La storia produttiva di Io sono Li comincia così nel luglio 2008 quando decidiamo di presentare il progetto al Festival Internazionale del Film di Roma, nella sezione Fabbrica dei Progetti – New Cinema Network. Io sono Li (con il titolo provvisorio Shun Li e il Poeta) viene selezionato e riceve il premio come “Miglior Progetto Europeo” per “l’approccio originale, poetico e profondamente umano alla materia dell’immigrazione”. In quest’occasione incontriamo Francesca Feder della casa di produzione francese Æternam Films, che decide di coprodurre il film e da allora si unisce al nostro percorso.
Nelle settimane che seguono, Andrea Segre lavora insieme allo sceneggiatore Marco Pettenello alla prima stesura della sceneggiatura del film che viene terminata in tempo per partecipare all’Atelier del 62° Festival di Cannes nel maggio del 2009, dove Io sono Li è l’unico italiano tra i 16 progetti selezionati.
Nel frattempo, si definisce e si consolida un gruppo di lavoro di elevato profilo professionale, sul piano tecnico e su quello artistico, che appoggia e aderisce al progetto con entusiasmo, primo tra tutti il direttore della fotografia, Luca Bigazzi, che aveva peraltro già avuto modo di collaborare con Andrea Segre nei documentari Magari le cose cambiano e Il sangue verde. È immediato e fondamentale anche l’interesse dell’attrice cinese Zhao Tao, conquistata dal personaggio di Shun Li, e dell’attore Rade Sherbedgia per il ruolo di Bepi, oltre che di Marco Paolini coinvolto nel progetto fin dai suoi inizi. La collaborazione di Roberto Citran per il ruolo di Avvocato e Giuseppe Battiston per il ruolo di Devis permette di completare il cast artistico, un cast che nella sua forma finale affianca attori di alto livello a non professionisti scelti nella realtà chioggiotta, secondo un approccio di tipo documentaristico.Francesco Bonsembiante
Andrea Segre
Regista di film e documentari per cinema e televisione, è anche dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione. Da oltre dieci anni presta particolare attenzione al tema delle migrazioni ed è fondatore dell’associazione ZaLab con cui sviluppa progetti sia di produzione che di laboratori di video-partecipativo. Ha diretto numerosi documentari: Marghera Canale Nord (2003, 60° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica; menzione speciale al RomaDocFestival); Dio era un musicista (2004, 62° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica); PIP49 (2006, episodio per “Checosamanca”, Eskimosa-Gruppo Feltrinelli e RaiCinema); A Sud di Lampedusa (2006, premio MedFest al 10° MediterraneoVideoFestival; finalista al 13° Premio Ilaria Alpi). Con Jolefilm ha realizzato La mal’ombra (2007, 25° Torino Film Festival; 26° Uruguay Film Festival). Tra i suoi ultimi lavori: Come un uomo sulla terra (2008), già vincitore di numerosi premi (2.SalinaDocFest; menzione speciale al Premio Vittorio De Seta e Gran Prix TeleFrance CMCA), presentato a molti festival in Italia e all’estero (Milano Film Festival; Visioni Italiane, Bologna; CinemAfrica, Stoccolma; Sao Paulo Film Festival) e candidato al David di Donatello, per la sezione Documentari; Magari le cose cambiano (2009) premio “Avanti!” al 27° Torino Film Festival; Il Sangue Verde (2010), premio CinemaDoc alle Giornate degli Autori -67° Mostra del Cinema di Venezia.
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Spunti di Riflessione:
di Elena Mascioli
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Il titolo gioca chiaramente con la parola Li, che è un nome di persona cinese ma che riproduce nel suono l’avverbio di luogo della lingua italiana lì. Ma, in entrambi i casi, ci troviamo davanti a due affermazioni significative, specie se rapportate al soggetto che le pronuncia, la protagonista del film. Nel primo caso afferma la propria identità, si presenta, ci dice il suo nome. Nel secondo caso, se lì fosse l’avverbio di luogo, cosa andrebbe ad affermare? Il titolo provvisorio del film era in origine Shun Li e il poeta. Quale il più riuscito?
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La protagonista del film è indubbiamente Li, ma al contorno ci sono molti personaggi che ruotano intorno all’osteria dove lavora, e quasi tutti hanno un soprannome, più che un nome. Cosa sta ad indicare questo particolare? Che tipo di rapporto c’è tra i frequentatori dell’osteria? Il rapporto che Li stabilisce con Bepi il poeta è lo stesso che ha stabilito con gli altri? Cosa li accomuna? Ricordi i loro soprannomi? Come si chiama la compagna di stanza di Li? Quale ruolo ha nello svolgimento della vicenda? Marco Polo viene citato più volte...a che proposito?
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Avete riconosciuto la città in cui Li si trova nelle prime scene del film? Quali i segni distintivi che vi hanno permesso di riconoscerla? E dove viene trasferita? Conoscevate questa città, molto simile, per la presenza dell’acqua, alla vicinissima Venezia? L’acqua, il mare, la laguna, sono parte integrante della vita del luogo, determinano la professione dei suoi abitanti, le abitudini, gli stili di vita. Raccontate quello che avete scoperto della città in cui il film è ambientato,e dei suoi abitanti, attraverso il loro rapporto con la laguna. Come parla l’amica di Shun Li della laguna, del mare? Ricordate le sue definizioni? L’osteria in cui Shun Li lavora diventa il luogo principale di ambientazione della sua storia, del suo incontro con Bepi. Qual è il clima all’interno dell’osteria? Che lavoro fanno (o non fanno) le persone che la frequentano? Che lingua si parla nell’osteria? Ricordate qualche espressione utilizzata dagli avventori? Cos’è un ciodo?
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La poesia è il filo conduttore del film, che infatti inizia con la cerimonia per ricordare il poeta cinese Qu Yuan. Perchè questo poeta viene ricordato in Cina? Cosa succede durante la cerimonia, quale il rito che viene ripetuto? In seguito incontriamo Bepi, che viene detto il poeta. Rircordate il motivo per cui ha questo soprannome? Anche la storia di Shun Li e di Bepi è molto poetica. Quale immagine del film vi ha colpito ed esprime al meglio, secondo voi, la poesia del racconto? Da un punta di vista stilistico, il regista ha fatto molto uso dei primi piani, di dialoghi resi con il campo e il controcampo e di inquadrature che abbracciano i due personaggi dialoganti in quel momento: Shun Li e Bepi, Bepi e Coppe etc. Le inquadrature dall’alto, e quelle di più ampio respiro, con campo più allargato, sono invece riservate a fotografare altro: cosa? Ci sono diversi momenti in cui il racconto viene fatto da voci fuori campo. Provate ad individuarli.
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Scrivi la tua recensione del film, cercando di convincere lo spettatore a vedere il film, se ti e' piaciuto, o dissuadendolo, ma esponendo le ragioni nell'uno e nell'altro caso.
Immagina di essere per un giorno il giurato di un ipotetico Festival Cinematografico e assegna i tuoi giudizi:
- Sceneggiatura
- Fotografia
- Colonna sonora
- Recitazione
- Regia
- Voto complessivo del film. Legenda: Capolavoro/Da premio☺☺☺☺☺ Ottimo ☺☺☺ Buono ☺☺ Discreto ☺ Mediocre ☻ Insufficiente ☻☻ -
Il regista ha deciso di lavorare a questo film per raccontare il rapporto tra l’individuo e l’identità culturale, innestando questo racconto in due luoghi importanti della propria esperienza personale: le periferie multietniche di Roma e il Veneto, una regione che è passata in pochissimo tempo da terra di emigrazione a terra di immigrazione. Lo incuriosiva raccontare quale tipo di rapporto avrebbe mai potuto instaurarsi tra una donna di una cultura diversa, lontana, e i pescatori, frequentatori abituali, da generazioni di un osteria tipica del Veneto, di una città come Chioggia con una forte identità sociale e territoriale.
Cosa si intende per identità culturale? Qual è l’identità culturale dei protagonisti del film, di Shun Li , di Bepi, di Coppe e degli altri? Qual è la vostra esperienza di incontro con persone che hanno un’identità culturale diversa dalla vostra? Quali le difficoltà? Quali i punti di incontro? Ad un certo punto Bepi dice a Coppe: “Anche io sono straniero”. È forse questo il motivo perché lui, più degli altri, riesce a mettersi in ascolto di una identità diversa? Essere radicati nel proprio territorio, ancorati alla propria realtà sociale e culturale, da generazioni, è forse un ostacolo all’apertura verso l’altro che porta con sè una cultura completamente differente? -
Dal press-book: “Le varie esperienze di regia con il cinema documentario mi hanno permesso di apprezzare il racconto non solo del reale, ma anche nel reale, aiutandomi a capire come con esso sia possibile scoprire la dimensione intima e profondamente umana della realtà, anche di tematiche urgenti ed attuali della società odierna.” Il tema urgente ed attuale è quello delle migrazioni, nel caso particolare si parla della situazione dei migranti dalla Cina. Shun Li non è padrona del suo tempo, chiede mezza giornata di lavoro e le viene rifiutata, viene trasferita senza essere interpellata, attende, senza sapere quando arriverà, “la notizia”.
Qual è la notizia che Shun Li attende? Pensate che quella di Shun Li sia una situazione fantasiosa, creata dagli sceneggiatori, o avete percezione e riscontro di situazioni analoghe nella realtà? Cosa sapete della Cina, della sua cultura, della sua storia? Avete conoscenti o amici cinesi? La realtà edlle comunità cinesi in Italia è sfaccettata, ci sono gli immigrati come Shun Li e ci sono coloro che gestiscono questa immigrazione, i suoi conterranei a cui deve pagare il debito, che devono darle la notizia. Cosa sapete di questa realtà sociale ed economica? Qual è l’impatto che l’emergere di realtà produttive cinesi ha portato in alcune zone d’Italia, come Prato? Di tale argomento, visto dal punto di vista di un imprenditore italiano, parla il libro vincitore del Premio Strega 2011. Qual è il titolo del libro e il nome dell’autore? Lo avete letto? Lo leggerete? -
“Tutti i fiumi scendono al mare senza poterlo riempire. È un movimento infinito ma scalda il cuore, fa sorridere Li, come un piccolo fiore.” Queste le parole della breve poesia che Bepi scrive appositamente per Shun Li.
La poesia diventa il canale che mette in comunicazione Shun Li e Bepi. La poesia come mezzo di espressione dei sentimenti, delle idee, dell’identità, della personalità di chi la scrive, di chi o cosa ne è fatto argomento, e anche di chi la legge. Qual è il vostro rapporto con la poesia? La frequentate solo a scuola, come strumento di conoscenza della storia della letteratura (magari sentendola solo come un compito), o avete avuto la fortuna di scoprire il piacere dell’ascolto della poesia? Avete mai scritto poesie? Se si, perché, in quale occasione? Avete un poeta preferito? Chi è e come avete conosciuto le sue poesie?
Sei ore cala e sei ore cresce.
La laguna cambia spesso faccia e colore.
Perché l'acqua entra e esce, la marea cala e cresce. Ogni sei ore.
E quando cambia l'acqua in laguna cambia tutto.
Tranne il silenzio. Il silenzio c'è sempre.
Sta lì.
Dolce, infinito e debole.
Ferma il tempo.
Regala alla mente lo spazio del pensiero.
Ospita storie e memorie che non sapevi di conoscere.
E non ti lascia mai solo.
Come una madre.
Come il sorriso e il pianto di una madre.
È questo Shun Li, il dolce dolore di una madre nel silenzio profondo della laguna.
Ed è per questo che Shun Li ha la forza di far tremare il vecchio mondo di un'osteria di pescatori.
Farlo innamorare. Fargli paura. Farlo cambiare.
È impossibile non ascoltare il vento di Shun Li ed è triste decidere di attaccarlo o isolarlo.
Purtroppo è ciò che il nostro mondo ha deciso di fare.
Ma è anche ciò che il cinema può raccontare. Commentate questa poesia scritta dal regista del film, Andrea Segre
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