L'ultimo dei templari
Additional Info
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Sinossi:
Gli anni brutali della guerra combattuta nel nome di Dio hanno strappato via da Behmen, il protagonista del film, ogni sua propensione allo spargimento di sangue e la sua lealtà alla Chiesa. Con l'immagine nella mente di un tranquillo futuro a riposo, Behmen e il suo compagno in armi Felson, tornando dalla Terra Santa, sono invece sconvolti nel trovare abbandonata la loro terra d'origine, inconsapevoli del fatto che l'Europa è stata decimata dalla Peste Nera.
Alla ricerca di cibo e rifornimenti nel Palazzo a Marburg, i due cavalieri sono arrestati e portati innanzi al Cardinale locale per fornire una spiegazione del loro non pianificato ritorno dall'Oriente. Il cardinale morente minaccia di farli arrestare per diserzione, a meno che non accettino una pericolosa missione. Nelle prigioni sotterranee è detenuta una giovane donna accusata di essere una delle streghe portatrici della Peste. La sola opportunità di redenzione per i due cavalieri è quella di accompagnare la ragazza in una lontana abbazia dove sarà celebrato il processo.
I brutali maltrattamenti sulla ragazza in prigione e la sua impotenza di fronte alle accuse dei giudici della chiesa commuovono Behmen. Convinto che ella sia solo un capro espiatorio di comodo e col timore che la giovane subisca una condanna senza una giusta udienza, consente a scortarla in questo viaggio irto di pericoli.
Oltre al suo fidato compagno Felson, lo accompagnano Hagamar un viaggiatore imbroglione che conosce il territorio, Kay un giovane entusiasta che aspira al cavalierato, Eckhart un cavaliere amareggiato che ha perduto la propria famiglia con la Peste e Severak Debelzaq un prete ingenuo e semplice.
La strada è lunga e perigliosa, e le insidie aumentano con l'aumentare di fenomeni inquietanti che portano il gruppo a percorrere strade inesplorate, attraverso gole vertiginose a strapiombo sul nulla e nel cuore di foreste infestate da branchi di lupi. Uno dopo l'altro i suoi compagni vengono colti dalla sventura e il tormentato Crociato, dopo aver scoperto il segreto della giovane, si ritrova a dover combattere contro una forza terribilmente potente in grado di determinare le sorti del mondo. Behmen ha il suo coraggio, la sua spada e ritrova la sua fede contro il tremendo nemico; la lotta è dura e impari ma, quando il cavaliere sta perdendo ogni speranza di vittoria...
- Genere: avventura
- Regia: Dominic Sena
- Titolo Originale: Season of the witch
- Distribuzione: Medusa
- Produzione: Charles Roven, Alex Gartner
- Data di uscita al cinema: 15 giugno 2011
- Durata: 95’
- Sceneggiatura: Bragi Schut
- Direttore della Fotografia: Amir Mokri
- Montaggio: Mark Helfrich, Dan Zimmeman
- Scenografia: Uli Hanisch
- Costumi: Carlo Poggioli
- Attori: Nicolas Cage, Ron Perlman, Stephen Campbell Moore, Claire Foy, Steven Gaham, Ulrich Thomsen, Robert Sheehan, Christopher Lee
- Destinatari: Scuole Secondarie di II grado
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Approfondimenti:
INDIETRO DI SETTE SECOLI
A partire dall'imponente castello nel quale dimora il potente cardinale, fino all'antica abbazia che custodisce la chiave del mistero, L'Ultimo dei Templari è ricco di immagini che sono riproduzioni scrupolose, frutto di ricerche approfondite sulla vita nel Medio Evo. Tali scenari vividi, così come le sequenze d'azione indimenticabili sono stati resi possibili grazie al puntuale lavoro di una squadra che ha riunito alcuni scenografi, controfigure, uomini di spada, cavalieri e molti altri tra i maggiori esperti al mondo. «Gli ambienti sono sabbiosi e spietati, tipici di quegli anni», dice Roven. «Ma il colpo d'occhio è sensazionale e, per certi versi, molto bello».
Per riprodurre la natura selvaggia del XIV secolo europeo, i realizzatori hanno viaggiato in Austria e in Ungheria per cercare location virtualmente incontaminate dal procedere dei secoli. «L'Ungheria è stato il nostro punto fermo, ma siamo stati anche a Vienna e Salisburgo», racconta il regista, Dominic Sena. «In Austria abbiamo sfruttato le foreste, i monasteri e i castelli, mentre in Ungheria sono stati allestiti non pochi set importanti».
Le location reali che alimentano l'atmosfera del racconto si sono rivelate scoraggianti per la troupe. Il grigio cammino isolato ma spettacolare fino all'abbazia è stato difficile da filmare tanto quanto poteva essere per i cavalieri da compiere. «Per alcune location dovevamo andare in macchina per cinque chilometri su strade non asfaltate fino a un punto in cui le macchine non potevano procedere, e poi a piedi per le Alpi austriache in pieno inverno», dice Gartner. «In vita mia non avevo mai indossato tanto a lungo biancheria intima pesante e piumino d'oca. Gli attori e la troupe sono stati straordinari, al freddo, in mezzo al fango, sotto la pioggia, in balia dei cambi improvvisi di temperatura e tempo».
La produzione di L'Ultimo dei Templari è cominciata in una lontana regione austriaca sui Totes Gebrige (i monti Totes, le "montagne morte"). Il tempo in Austria è stato favorevole fino a novembre inoltrato, poi un vento tonante ha soffiato sul set seguito da pioggia, neve e grandine. Le temperature sono scese sotto lo zero per le riprese notturne nelle tre settimane di dicembre, una sera si è arrivati addirittura a meno 18°.
«Sapevamo che l'inverno sarebbe stato una fatica», dice Sena. «Ma questa è una dark story, non una cavalcata in mezzo a una bel bosco verdeggiante. Gli alberi devono essere morti e tutto deve ispirare un senso di sterilità per veicolare il giusto stato d'animo, così ognuno ha fatto del suo meglio».
Nessuno della compagnia era immune dal potere dello scenario. «Il primo giorno di ripresa eravamo lassù in montagna», racconta Sena. «Nicolas ha guardato il paesaggio e mi ha detto: 'Dominic guarda dove siamo. È un privilegio essere qui.' Non è rientrato nella sua roulotte per il resto del giorno. Si è seduto su una roccia per osservare il paesaggio e ripeteva: 'Incredibile.'».
Infatti Cage dice che quelle condizioni estreme lo hanno reso euforico. «Le condizioni atmosferiche mi entusiasmano», dice. «Ogni volta che si prepara un temporale, mi esalto. Quel tipo di atmosfera carica mi aiuta a infondere emozioni reali. Mi ha fatto sentire più coinvolto nella storia. Dominic e io ci siamo fatti quattro risate su questa faccenda, perché tutti e due eravamo elettrizzati dal clima».
Perlman attribuisce al duro lavoro della troupe il fatto di essere riuscito a concentrarsi ed essere stato in grado di lavorare. «Non mi sono mai divertito a combattere gli elementi», dice. «Le persone al guardaroba, loro sono i veri eroi. Correvano con coperte e cioccolata calda dopo che ci eravamo inzuppati per bene e il termometro segnava zero gradi. Poi noi tornavamo nelle nostre belle roulotte calde mentre gli altri della troupe restavano fuori al freddo».
I realizzatori hanno perlustrato location in giro per l'Europa per cercare un castello da utilizzare come residenza del cardinale di Marburg che corrispondesse al periodo storico. «Abbiamo cercato in Ungheria, nella Repubblica Ceca e in Germania», dice Roven. «Abbiamo visionato le foto che ci hanno spedito dall'Italia e dalla Spagna. Sono diventato un novello architetto perché volevamo che lo scenario fosse autentico».
La loro caparbietà è stata premiata quando hanno scovato il castello di Kreuzenstein, situato convenientemente sulla cima di un promontorio a 20 km da Vienna. Costruito su fondamenta che risalgono almeno all'anno 1115, il castello di Kreuzenstein è circondato da torri che permettono una vista panoramica del paesaggio circostante. Una fortezza costruita per proteggere gli abitanti dagli invasori cinta da spesse mura e con un ponte levatoio e un portone rinforzato con il ferro che evoca uno stile di vita dimenticato nel passato.
Lo scenografo Uli Hanisch ha convertito il castello e le sue stanze nei confortevoli alloggi destinati al potente cardinale. «La gioia più grande per me è imparare qualcosa di nuovo», dice Hanisch. «Abbiamo cominciato sfogliando banalmente libri di storia. Ho sviluppato quasi una dipendenza per quell'epoca. L'arte aveva sempre un soggetto religioso. Si trovano immagini di diavoli e demoni che combattono nella notte, una grande ispirazione».
Hanisch ha attinto dai due principali stili architettonici dell'epoca, il Gotico e il Romanico, per creare degli ambienti che ponessero in contrasto la mondanità del Cardinale e i monaci del convento di Severac. Per veicolare il potere supremo e indiscusso della Chiesa, Hanisch ha addobbato le stanze private del cardinale con le svettanti bardature ornamentali tipiche dello stile Gotico. «Doveva apparire come lo stile più eccessivo e recente», spiega lo scenografo. «il Cardinale è benestante, mondano, in cima alla scala sociale. Per ricreare l'emozione e la potenza che cercavamo, abbiamo calcato un po' la mano. Lo abbiamo circondato di elementi Gotici in oro».
Il cardinale D'Ambroise, vittima lui stesso della peste, riceve i cavalieri arrestati al suo capezzale, circondato da medici che indossano la tipica maschera con il becco che doveva proteggere dal contagio. «Abbiamo costruito un letto che assomiglia più a un trono», afferma Hanisch. «Da solo sembra una stanza con una serie infinita di immagini decorative rappresentanti demoni e angeli in guerra. Abbiamo costruito un enorme camino con sopra dipinti demoni e santi. Il cardinale morente sembra sciogliersi nel suo letto circondato dalle sue ricchezze. È stato il nostro modo di rappresentare il suo mondo in una stanza».
L'alloggio del cardinale è sontuoso ma semplice, arredato secondo l'uso comune, afferma Hanisch: «A quel tempo, si poteva avere un tavolo con una sedia. Il resto erano scatole contenenti i beni più svariati. Il cardinale invece possiede anche candelabri e lampadari di ottone o dorati e altri oggetti che non avevano prezzo all'epoca».
La palese corruzione fisica e morale della Chiesa trova eco nel decadimento che lo circonda. «Abbiamo lavorato affinché i muri avessero l'aspetto di una pelle malata», dice Haisch. «Tutto è completamente putrido e cade quasi a pezzi».
Quando l'azione si sposta dal monastero, lo scenografo ha preferito uno stile più tradizionalmente Romanico, caratterizzato da edifici massicci con poche finestre e interni claustrofobici. «L'abbazia e i monaci sono molto vecchio stile», afferma Hanisch. «Sono assorbiti da quello che fanno e non appaiano poi così benestanti».
Ma l'abbazia contiene la sua porzione di incredibile ricchezza, sotto forma di migliaia di libri. Senza la stampa meccanizzata, la produzione di libri era una laboriosa forma d'arte, eseguita esclusivamente dai monaci. Ogni libro era vergato a mano e spesso sontuosamente illustrato. Potevano occorrere due anni per copiare un singolo testo.
«Quando abbiamo cominciato a disegnare la nostra biblioteca, dovevamo costruire un enorme spazio per ospitare la battaglia che avviene al suo interno», afferma Hanisch. «Dovevano esserci recessi e angoli dove la gente potesse nascondersi. Perciò ci servivano parecchi scaffali e libri per riempirli. Credo che alla fine ne abbiamo creato più di quattromila».
Essendo scarsi e molto preziosi i libri esistenti, Haisch doveva trovare un modo per replicare gli originali rapidamente e con buoni risultati. «Abbiamo allestito una massiccia industria di fattura del libro», dice. «Ci sono voluti 15 ragazzi che hanno lavorato quasi notte e giorno per un mese per produrre un numero sufficiente di libri reali con pelle e carta e libri finti in fibra di vetro. È stato necessario poi dipingerli, spolverarli, duplicarli e modellarli. Uno sforzo notevole, ma alla fine i risultati sono magnifici».
Il coordinatore delle controfigure, Tom Struthers ha supervisionato gli intensi allenamenti degli attori per ottenere performance fisiche soddisfacenti nelle scene d'azione che includono la lotta contro nemici invisibili in trincea e nei villaggi devastati dalla peste e il brutale incontro con un branco di lupi nella foresta di Wormwood. Persino Struthers, che si è occupato delle scene d'azione in film come Salvate il Soldato Ryan, Il Cavaliere Oscuro e Terminator Salvation, ha trovato che le condizioni di lavorazione rappresentassero una sfida.
«Le riprese sono state molto, molto dure», dice. «A tratti molto pericolose. Abbiamo utilizzato alcune location che insolitamente richiedevano un'attenzione costante. A un certo punto ci trovavamo su un burrone con un dislivello di 50-60 metri per girare una scena in cui erano previsti cavalli, un carro e gli attori del cast al completo. Tutti abbiamo dovuto stringerci per riuscire a farlo».
Struthers aveva solo poche settimane per far sì che gli attori, mai andati a cavallo, diventassero esperti cavallerizzi. «Si è scoperto che Nicolas non era mai salito su un pony da bambino», racconta Struthers. «Non sapeva nemmeno da quale lato si dovesse montare in groppa. In brevissimo tempo è passato dal non sapere proprio nulla all'essere capace di andare al trotto e al galoppo da solo su un campo. Era molto da imparare, ma è stato bravo».
Cage ha trascorso tre settimane in Inghilterra per allenarsi con Camilla Naprous e il suo team, The Devil's Horsemen, e per fare pratica un po' di tutto, dallo zigzagare in mezzo ai paletti a una semplice e tranquilla cavalcata nel bosco. L'attore si è allenato fino a sette ore al giorno e, a quanto si dice, ci ha messo l'anima. «Man mano che imparavo, ho apprezzato sempre più i cavalli», dice Cage. «Il rapporto tra uomo e cavallo è antico e affascinante, sembra la cosa più naturale del mondo. Questo legame credo sia l'esperienza più gratificante di questo film per me».
Secondo la Naprous, trovare il cavallo giusto alla singola persona assomiglia al gioco delle coppie. «Tutti i cavalli hanno una personalità diversa», dice. «Il cavallo di Nicolas, Dolly, è forse un po' saccente. Si comporta come uno sfacciato. El Greco, il cavallo di Ron, è più semplice. vive la sua vita tranquillo».
«El Greco è stato magnifico», dice Perlman. «Quando hanno detto: 'Accendi la macchina da presa!' lo sentivo che diceva: 'Okay. Che cosa dovrei fare io?'».
Nonostante il buon allenamento di cavalli e cavallerizzi, Sena ha incontrato in questo frangente le maggiori difficoltà. «Abbiamo lavorato con gli andalusi, che sono animali enormi, e difficili da controllare», dice. «Dovevano anche trascinare una tonnellata e mezza di carro su un terreno accidentato. Il viaggio passa attraverso foreste remote, ma dovevamo trovare delle strade grandi abbastanza per il carro. Nessuno si aspettava che cosa significasse trasportare un carro di oltre mille chili in un ambiente come quello».Imprevisto è stato anche il problema di filmare un dialogo mentre veniva trascinato un carico. Dopo averlo attaccato ai sei cavalli, il carro faceva troppo rumore per una registrazione audio chiara. «Ho studiato le scene dei western e ho capito che loro cavalcano, poi si fermano, parlano, e poi si rimettono in moto», osserva Sena. «Di solito non parlano e cavalcano allo stesso tempo e ora ho capito il motivo!».
«Abbiamo tentato con un motore meccanico che in teoria doveva spingere il carro silenziosamente, non abbastanza però», prosegue il regista. «Alla fine per trainarlo nella foresta abbiamo agganciato il carro a un argano saldato a un camion a duecento metri di distanza».
Per organizzare le complesse sequenze di lotta, Struthers ha ingaggiato l'esperto Kevin McCurdy, regista inglese proveniente dal teatro specializzato nell'allestimento di scene di lotta. «Stavolta volevo utilizzare un approccio differente», dice. «Il lavoro di Kevin è stato quello di mantenere reale le scene e restare fedeli al periodo, nonché aggiungere un po' di drammaticità, invece che il solito calci e pugni. Abbiamo sottoposto gli attori a un allenamento intensivo, così a roteare una spada davanti alla macchina da presa sono loro per davvero, una bella differenza».
McCurdy ha progettato uno stile individuale di combattimento per ogni singolo personaggio che derivasse organicamente dai movimenti naturali dell'attore. «Il mio modo di lavorare è quello di mettermi nei panni del personaggio e di utilizzare lo stato emotivo per creare il senso della fisicità», dice. «Prima ancora di conoscere gli attori, avevo sviluppato alcune linee guida caratteristiche per ognuno di loro, dei marchi di fabbrica. Quando li ho incontrati, li ho osservati muoversi prima di mettergli una spada tra le mani. Poi ho coltivato e modellato quello che spunta naturalmente».
«Nicolas Cage è come una macchina», prosegue. «È bravissimo, molto tecnico, molto definito nei suoi movimenti. Ron è molto forte, ha le spalle molto arrotondate e ben salde, quindi il suo stile di combattimento parte da lì. Robert, che interpreta la parte del giovane che vuole diventare cavaliere è agile e veloce, in completo contrasto con gli altri».
Le spade utilizzate nel film sono ispirate alle armi che realmente venivano utilizzate in Europa in quel periodo, adattate singolarmente a ogni personaggio dal dipartimento incaricato dell'arredo scenico, guidato da Zoltan Szalkai. «Ogni arma riflette direttamente il guerriero che la impugna», afferma Szalkai. «Abbiamo copiato i modelli di spade del XIV secolo e vi abbiamo aggiunto elementi decorativi personalizzati. Per esempio, la spada di Behmen è molto elegante, è una lunga spada con ricche incisioni. È quella che veniva chiamata una spada da una mano e mezza alla volta, perché effettivamente per manovrarla serve una mano e il supporto dell'altra».
«Felson è un uomo più grande e più forte, quindi la sua spada è leggermente più corta con una lama molto spessa e ampia», prosegue Szalkai. «Anche questa è incisa, seppure in modo meno elaborato. Per Kay, abbiamo utilizzato una spada molto semplice, perché è un guerriero in erba».
Per la scena nella foresta di Wormwood, dove la comitiva viene attaccata da un branco di lupi famelici, i realizzatori si sono affidati all'esperienza di Zoltan Horkai, uno dei maggiori esperti al mondo di addestramento di animali selvatici. Horkai racconta di essere giunto a una professione tanto insolita in maniera del tutto casuale. «Quando ancora avevo sei anni, volevo a tutti i costi dei lupi», dice. «A quel tempo sarei stato felice di averne anche solo uno. Poi quando sono stato grande abbastanza per badare a me stesso, ho comprato un lupo. Un regista specializzato nelle scienze naturali aveva bisogno di filmare un lupo che correva nella foresta e venne da me. Quando la gente cominciò a chiedergli come aveva fatto a fare quella ripresa, rispondeva: 'Beh, dovete sapere che c'è un ragazzo un po' matto in Ungheria'. Oggi ho duecento animali, compresi orsi, lupi, cervi e cinghiali selvatici».
La produzione ha richiesto sette lupi, dai quattro ai quindici anni, per sedici scene. Ognuno degli animali di Horkai aveva una specifica capacità di fronte alla macchina da presa. «In questo film il regista voleva vedere i lupi ululare, puntare, restare fermi e ringhiare», spiega. «Il trucco è quello di scegliere il giusto lupo per l'azione richiesta. Vivo con questi animali da quindici anni ormai e sono anche un mistero per me. Ogni giorno e ogni ripresa porta qualcosa di nuovo, quindi dobbiamo attenerci rigorosamente alle condizioni di sicurezza. Abbiamo chiesto alle presone di non portare cibo sul set nei giorni precedenti le riprese. Volevo essere certo che nessuno venisse ferito, animale o uomo».
Cage ricorda l'esperienza di aver lavorato con un lupo senza guinzaglio a meno di un metro dalla sua faccia. «Mi piacciono gli animali, e quindi stavo per alzare la mano in un gesto amichevole quando qualcuno mi ha detto: 'No, non lo fare, morde.' Morde? E i suoi denti sono a pochi centimetri di distanza? OK, portiamo a casa questa ripresa il più velocemente possibile! Mi piacerebbe onorare il mio contratto».
Le riprese di L'Ultimo dei Templari sono state una vera avventura per il cast e la troupe sperduti nelle foreste tra i passaggi montagnosi. Il regista afferma: «Nessuno di noi aveva fatto niente di simile prima. Ho girato a Los Angeles per così tanto tempo che credo di conoscere ogni bar, ogni ristorante, ogni collina, ogni villa da ricconi. Posizionando la macchina da presa di fronte a uno scenario che non conoscevo ha fatto uscire fuori la mia essenza».
«Sono state anche le riprese più faticose», dice Sena. «Tutti noi ci sentivamo ansiosi. Non eravamo circondati dal lusso e le condizioni erano davvero proibitive. Ma è stato veramente gratificante. Non mi sono mai sentito così bene come in questa occasione dopo la stampa su pellicola ».
I templari ovvero "I poveri cavalieri di Cristo e custodi del tempio del re Salomone"
di L.D.F.
L'0rdine dei templari, inzialmente detto dei poveri cavalieri di Cristo e custodi del Tempio del re Salomone, venne fondato a Gerusalemme nel 1019 da Ugo da Panys e da pochi altri che basarono il loro comportamento sulle regole agostiniane: castità, povertà e ubbidienza.
L'ordine era sorto con lo scopo di difendere i pellegrini che si recavano nella città santa dagli attacchi dei saraceni e i suoi cavalieri erano considerati custodi del tempio gerolosimitano di Salomone perché era stato concesso loro di edificare la propria sede sulle rovine del tempio stesso.
Nel 1128 cambiarono regola, ispirandosi ai cistercensi e, da quell'anno, poterono appartenere all'ordine oltre che cappellani e sacerdoti anche cavalieri (la cui ferma obbligatoria era di venti anni) e fratelli laici.
E' evidente che questo ampliamento nell'ordine portò ad un aumento notevole dei templari, non solo quantitativo ma anche qualitativo: non erano più esclusivamente un gruppo sociale religioso ma anche un potente gruppo socio-politico-economico.
I templari, con il passare degli anni, divennero sempre più forti e più ricchi in quanto nessuno di loro poteva adoperare i beni raccolti per il proprio piacere. Inoltre, per via delle parentele erano divenuti un potere sovrannazionale e spesso si trovarono in conflitto con i sovrani dei paesi europei tanto che Riccardo Cuor di Leone, re di Inghilterra, di ritorno dalla III crociata e dalla sua prigionia, alla fine del secolo dodicesimo, li scacciò dal proprio paese.
Nonostante quest'offesa, l'ordine dei templari continuò a prosperare. Avevano sedi, sia in Occidente che in Oriente, erano coscienti della loro forza condizionante al punto che prestavano denaro persino ai re. E ciò li distrusse. Nel 1307, Filippo IV il bello, re di Francia, pesantemente indebitato con loro e con la speranza di potersi impadronire delle loro enormi ricchezze, convinse papa Clemente V ad aprire un'inchiesta su di loro e, senza attenderne i risultati, il 13 ottobre 1307 fece arrestare 138 cavalieri del tempio.
Li sottopose ad inenarrabili torture, con l'aiuto dell'Inquisizione, fino a che questi confessarono di adorare un idolo, di avere l'obbligo di sputare sulla Croce durante le cerimonie di ammissione all'ordine, di praticare la sodomia, di tenere, come sfregio di Cristo, tutte le croci capovolte, ecc.
Gli spietati interrogatori vennero poi sospesi per le titubanze di Clemente V e quando nel 1309 ripresero, i cavalieri, autoaccusatisi nel 1307, ritirarono le loro confessioni: ben 36 morirono sotto le torture e 54 vennero condannati al rogo come relapsi (relapso: cristiano ricaduto nell'eresia o nella perdita della fede).
Nel 1312 il papa Clemente V venne convinto dal monarca francese e con una bolla ("Vox in excelso") soppresse l'Ordine dei Cavalieri del Tempio, affidando a un tribunale di tre cardinali il compito di giudicare i templari superstiti fra cui vi era l'ultimo Gran Maestro dell'ordine, Jacques di Molay e il tesoriere Geoffrey de Charnay (1314). Anche questi ultimi vennero dichiarati relapsi e condannati al rogo. Durante il supplizio del Gran Maestro e di de Charnay, De Molays, ormai avvolto dalle fiamme, ebbe la forza di gridare che i suoi persecutori, papa Clemente V, Filippo IV il bello e Guglielmo de Nogaret un nobile, braccio destro del monarca francese, sarebbero morti nello stesso anno.
E' così accadde: il papa si spense durante un viaggio, dopo una notte di dolori, Filippo IV, quando in una partita di caccia inseguì da solo un cervo e, poco dopo, venne trovato morto senza che alcuno sapesse spiegarsene il motivo e de Nogaret dopo una notte trascorsa con una dama, non si svegliò più.
L'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e dei Custodi del Tempio di Re Salomone era stato distrutto ma non scomparve mai rivivendo nei cavalieri ospitali eri di San Giovanni d'Acri, nei cavalieri di Malta e nell'ordine di San Lazzaro di Gerusalemme e molto più misteriosamente, in società segrete come i Rosa-Croce e la Massoneria.
I templari, nei secoli dopo la definitiva scomparsa, portarono con loro una leggenda dolorosa e certamente diffusa da chi aveva voluto la loro dissoluzione. Li si credette in possesso del tesoro di re Salomone da loro trovato nelle segrete del tempio di Gerusalemme; si pensò, per secoli che nelle loro mani, e poi misteriosamente scomparsi, fosse il Santo Graal e la Sacra Lancia che trafisse sul Golgota il costato di Gesù. E sempre si ritenne che la Sacra Sindone, il lenzuolo nel quale venne avvolto il corpo di Gesù, fosse negli anni della potenza e della forza, in loro possesso.
Certo è che questa reliquia, che nel VII secolo si dava per certo fosse a Gerusalemme e poi a Costantinopoli, scomparve per secoli fino a ricomparire in Francia, a Litey, nel 1350. Solo pochi anni dopo che l'ultimo templare aveva salito le scale del patibolo.
Delle altre preziose reliquie non si seppe più nulla.
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Spunti di Riflessione:
di L.D.F.
1) Perché i Templari venivano considerati custodi del Tempio di Gerusalemme?
2) Quando e perché nacque l'Ordine dei Cavalieri del Tempio?
3) Erano sacerdoti o erano solo laici votati, per un certo numero di anni, all'obbedienza e alla castità?
4) Il tesoro dei Templari che la leggenda dicono sia stato trovato dai monaci sotto il tempio di Salomone che era stato loro donato, come sede a Gerusalemme, da Goffredo di Buglione, primo sovrano non è mai stato trovato. Secondo voi perché? Perché non esisteva oppure era tutt'altro che oro e pietre preziose?
5) Perché nel 1307 papa Clemente V e Filippo IV il bello, re di Francia decisero la soppressione dell'ordine templare?
6) Già un re di Inghilterra, alla fine del secolo undicesimo, aveva scacciato i cavalieri del tempio dalla sua terra. Chi, come e perché?
7) La soppressione dell'ordine dei cavalieri fu sanguinosa: molti Templari salirono il patibolo o vennero torturati e uccisi ferocemente. Secondo voi perché tanta violenza?
8) Per secoli si è creduto che, nelle mani dei Cavalieri del Tempio, fossero il Santo Graal (la coppa in cui bevve Gesù durante l'ultima cena), la lancia con cui venne trafitto sul Golgota il costato di Cristo e la Sacra Sindone (il lenzuolo, oggi conservato a Torino, in cui sarebbero state avvolte le spoglie di Gesù prima della sua resurrezione). Erano questi il misterioso tesoro dei Templari? E, a parte la Sindone che, apparve secoli dopo alquanto misteriosamente, gli altri due sacri oggetti sono mai stati ritrovati?
9) Quando l'ordine venne soppresso rinacque in vari altri gruppi che si ispirarono e si ispirano ai principi Templari: gli ospitalieri di San Giovanni, i cavalieri di Malta, quelli di San Lazzaro di Gerusalemme e, in negativo, i cavalieri teutonici, ormai scomparsi. Effettuate ricerche.
10) Behmen, il protagonista del film è un cavaliere templare che combatteva in Terrasanta. I Templari debbono ubbidire ciecamente ai loro superiori. Eppure Behmen ha disubbidito abbandonando la Palestina e tornando in Europa. Da quali motivazioni è stato spinto a prendere una decisione così grave per un cavaliere votato a Cristo?
11) Behmen è un uomo che ha aderito alla crociata in Terrasanta fermamente convinto fosse la cosa giusta da fare. Era profondamente cattolico. Perché, combattendo in Palestina, pur rimanendo credente, ha deciso di separarsi dalla Chiesa e ha disubbidito all'Ordine?
12) Anche Felson, il suo compagno di tante battaglie e tante avventure è stato un cavaliere del Tempio?
13) Felson, afferma Dominic Sena, il regista del film " ha una propria qualità eroica e misticamente è una persona più ordinaria di Behmen". Siete d'accordo con questa definizione? Commentate.
14) E' giusto, secondo voi, affermare che, pur non essendo talvolta d'accordo con l'amico, Felson è disposto a seguire Behmen fino all'inferno?
15) Felson è cresciuto sulla strada fino a che non ha imparato a combattere. E' corretto pensare che egli, se non avesse incontrato Behmen, sarebbe diventato un guerriero che pur di affrontare con la spada un nemico non si sarebbe interessato per chi e perché combattere?
16) Il ritorno di Behmen e Felson nel loro paese dove la peste nera ha decimato la popolazione non passa inosservato e vengono subito chiamati all'arcivescovado perché il presule vuole parlare con loro. Cosa chiede loro l'arcivescovo?
17) Quando Behmen e Felson tornano al loro paese trovano che la popolazione è stata decimata dalla peste nera. Cos'è la peste nera? Esisteva anche altre tipologie di peste, come la bubbonica. Quali sono le caratteristiche e le differenze di queste due forme di epidemia? Effettuate ricerche in merito.
18) Sia la peste nera che la peste bubbonica si diffondono per contagio. Qual è il significato di quest'ultima parola rapportato a una epidemia? Che probabilità di sopravvivere avevano coloro che fossero stati colpiti da peste? Approfondite l'argomento.
19) Behmen e Felson dovendo ubbidire all'arcivescovo, si trovano costretti a compiere un lungo viaggio con una giovane che è considerata da tutti una strega che ha diffuso la peste nel paese. Dove i due cavalieri debbono condurre la giovane?
20) La fanciulla è stata considerata responsabile di aver diffuso l'epidemia e quindi un'untrice. Perché i cavalieri la debbono portare in un luogo lontano per togliere il maleficio a lei e quindi alla loro terra?
21) Nel corso dei secoli ogni volta che è scoppiata un'epidemia, sia di peste che di vaiolo che di colera, oltre a raccomandarsi a Dio, la popolazione disperata andava alla ricerca degli "untori" coloro ciò che si pensava avessero diffuso l'epidemia e li uccidevano, Così sono morti tanti innocenti. Approfondite l'argomento
22) Se la giovane era stata riconosciuta come una strega che, per di più, aveva portato la peste, perché l'arcivescovo non l'ha condannata al rogo?
23) Nel corso del Medioevo fino al secolo dei lumi molte donne innocenti, considerate streghe, venivano torturate e condannate a morte patendo sofferenze indicibili. Perché? Quali comportamenti avevano queste donne per essere accusate di praticare la stregoneria?
24) Behmen pur ubbidendo agli ordini dell'arcivescovo e portando via la fanciulla, crede o meno che ella sia una strega?
25) Behmen durante il viaggio sempre di più è convinto che la giovane non sia una strega però nell'andare verso l'abbazia di Severak dove si dovrebbe togliere il maleficio alla giovane avvengono fatti inquietanti. Quali?
26) E i fatti inquietanti di cui parliamo nella domanda precedente che avvengono durante il viaggio fanno ricredere Behmen del non considerarla una strega oppure...
27) Felson, l'amico di Behmen, crede al compagno quando egli afferma che la giovane sia più vittima che strega?
28) La giovane, secondo gli autori del film, "ha una dose di vulnerabilità ma è dura abbastanza per reagire, pur mantenendo un certo grado di ambiguità". Secondo voi Claire Foy che la interpreta è riuscita ad esprimere questo mix di emozioni e di segreti?
29) La ragazza è anche abbastanza intelligente da aizzare gli uomini, l'uno contro l'altro per ottenere ciò che vuole. Quando ciò accade c'è qualcuno che rimane insensibile alle sue provocazioni?
30) Severak Debelzaq è un giovane frate benedettino che si trova ad accompagnare il gruppo all'abbazia come guida spirituale dei cavalieri. La sua fede è cieca e assoluta e per lui la Chiesa è sempre nel giusto. Quando e perché comincia a capire i dubbi di Behmen e le domande che egli si pone?
31) Quando Severak comprende che la professione di fede è decisamente più difficile nel momento in cui ci si confronta con l'ignoto?
32) Come e perché Hagamar, un piccolo delinquente girovago, si trova a dover accompagnare il gruppo all'abbazia?
33) Eckhart che si unisce ai cavalieri nel viaggio, è un guerriero che soffre per aver perso tutta la sua famiglia nell'epidemia. Eppure non considera la giovane come l'untrice che ha portato la peste nel paese. Secondo voi perché?
34) Durante il cammino il gruppo è quasi costretto ad accogliere Kay, un giovane chierichetto che ha il sogno di diventare cavaliere. Secondo voi ne ha anche la forza? Se rispondente sì, quando ve ne siete accorti?
35) Quando i sopravvissuti del pericoloso viaggio giungono con la giovane all'abbazia riescono finalmente a scoprire se ella sia una strega o una vittima di malefiche forze a lei imponderabili?
36) Lo scontro finale che avviene nell'abbazia oppone uomini a forze misteriose e crudeli che vogliono distruggere tutto e tutti eppure c'è chi pur essendo umano e mortale, riesce a sopravvivere. Come?
37) Il film si svolge nel XIV secolo, il 1300 quando l'Europa era sconvolta da guerre e invasioni. Quanto gli eserciti con il loro seguito di povera gente, donne e bambini affamati e con le battaglie che combattevano lasciando sul terreno tanti morti che rimanevano dissotterrati hanno contribuito al nascerci e al diffondersi delle epidemie?
38) Il produttore Alex Gartner afferma che "L'ultimo dei templari", pur essendosi gli autori documentati sui fatti storici contemporanei alla vicenda filmica non è un trattato di storia ma una scatenata avventura con imprese esaltanti e paesaggi indimenticabili. Siete d'accordo? Commentate.





